mercoledì 20 luglio 2016
mercoledì 13 luglio 2016
mercoledì 6 luglio 2016
martedì 28 giugno 2016
Franco Nero sul set di “Rosso Istria”
Padova – La Venice
Film è una società di produzione cinematografica e televisiva
che ha realizzato documentari, format, programmi e fiction per la
televisione, cortometraggi e lungometraggi per il cinema. In questi giorni è
alle prese con un nuovo film dal titolo “Rosso Istria” che
uscirà agli inizi del prossimo anno. La pellicola è diretta dal giovane attore
italo-argentino Maximiliano Hernando Bruno basata sulla
sceneggiatura di Antonello Belluco.
Dalla
descrizione del film di legge: “Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui
nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo
Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio da parte
degli anglo–americani e unitamente al re fugge da Roma, lasciando l’Italia allo
sbando. L’esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato. Il dramma si
trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a sé stessi nei teatri di
guerra, ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane,
Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani
di Tito, che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In
questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma
Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di
Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola
colpa di essere Italiana”.
domenica 26 giugno 2016
Il senso del viaggio in letteratura
Il viaggio non è
solo la scoperta di un luogo fisico, ma è, soprattutto, avventura dello
spirito, che può modificarci profondamente, modificando la percezione
– o la rappresentazione – che abbiamo del
mondo e di noi stessi. Ed infatti le arti, e la letteratura in
particolare, fin dall’antichità, hanno preso in esame il tema del viaggio come cammino
dell’uomo alla scoperta del mondo e di sé. Il viaggio, dunque, può essere
un percorso esistenziale, può esprimere inquietudine od insoddisfazione di
fronte alla banalità ed alla sicurezza del quotidiano; può esprimere il
coraggio dell’uomo che accetta di mettersi alla prova, pur consapevole dei
rischi di un percorso incerto, per la sfrenata sete di conoscenza, come lo
fu per Ulisse. Ma nel corso della storia, la letteratura ci ha
consegnato varie interpretazioni del viaggio: se il viaggio nell’antichità
comportava prevalentemente mistero, smarrimento, rischi e pericoli, oggi può
essere maggiormente sinonimo di svago, piacere ed arricchimento culturale. Ma
resta comunque un significato esistenziale che, probabilmente, determinando un
senso di vuoto nell’animo umano, deve essere colmato. Rappresentando
poi, al contempo, uno spaccato della società del tempo e
rapportandosi con questa, attribuisce di volta in volta un significato preciso
al tema del viaggio che diventa una combinazione
sempre diversa di elementi imprescindibili come scoperta, pericolo,
fuga, crescita, esilio, speranza e disperazione. Vediamo allora brevemente il
“senso” del viaggio nella storia della letteratura.
Sfumature di anarchia: breve storia di un’idea “minore”
Intorno al termine anarchia, normalmente si pensa al
disordine, alla confusione e al caos. Cerchiamo, per quanto possibile, di
chiarire alcuni aspetti tenendo conto anche del significato che ha assunto il
termine nel corso della storia. Il temine anarchia nasce nell’antica Grecia
come accezione puramente negativa per indicare la degenerazione dello stato e
come mancanza di regole e ordine. Il primo a parlare di anarchia in senso
negativo fu Eschilo nella parte finale de I sette contro Tebe,
ripreso poi da Sofocle. Anche Platone ne La Repubblica parla
di anarchia in senso spregiativo: “Non è inevitabile che in uno stato
siffatto il principio di libertà si allarghi a tutto? – Come no? – E così, mio
caro, dissi, vi nasce l’anarchia e si insinua nelle dimore private e si estende
fino alle bestie”.
Anche se nell’antica Grecia non mancano casi di pensatori
anti-sistema, come Diogene di Sinope, Zenone di Cizio, Epicuro
e altri, bisognerà attendere l’età moderna per iniziare a cogliere un’idea
tendenzialmente positiva del termine anarchia, soprattutto grazie a Thomas
More e ai suoi scritti, tra cui la sua opera più famosa dal titolo Utopia.
In seguito, nell’Illuminismo, diversi esponenti hanno teorizzato il
concetto di anarchia tra cui il filosofo Jean-Jacques Rousseau, il prete
ateo Jean Meslier, il Marchese de Sade e in Denis Diderot.
Anche Kant nella Critica del giudizio parla di un Regno dei
fini, una società ideale che può essere realizzata attraverso l’esercizio
della libertà umana per mezzo della ragione.
Durante la rivoluzione francese, Jacque Pierre Brissot
(1754 – 1793), politico e giornalista francese, morto ghigliottinato durante il
Regime del Terrore, utilizzò per primo i termini di anarchia e anarchismo.
Molti gruppi radicali volevano infatti l’abolizione dello Stato e della
proprietà privata come i così detti Arrabbiati guidati dall’ex prete
Jacque Roux o gli Eguali di François-NoëlBabeuf.
Hannah Arendt e la capacità di pensare
Hannah Arendt (Linden, 1906 – New York, 1975) filosofa e storica tedesca, analizzò la condizione umana nei sistemi totalitari sotto una lente nuova, unita all’importanza della capacità di giudizio. Nel 1940 fu costretta ad emigrare negli Stati Uniti perché ebrea. Ebbe importanti maestri tra cui Edmund
Husserl, Martin Heidegger e Karl Jaspers. Della sua vasta produzione ricordiamo Le origini del totalitarismo del 1951, Vita Activa del 1958 e La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme del 1963. La sua riflessione filosofica si incentra soprattutto su temi quali il potere politico, il totalitarismo del fascismo, del nazismo e del comunismo, il razzismo, l’Olocausto, il rapporto tra religione e politica e la conseguenza del male nella condizione umana.
Husserl, Martin Heidegger e Karl Jaspers. Della sua vasta produzione ricordiamo Le origini del totalitarismo del 1951, Vita Activa del 1958 e La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme del 1963. La sua riflessione filosofica si incentra soprattutto su temi quali il potere politico, il totalitarismo del fascismo, del nazismo e del comunismo, il razzismo, l’Olocausto, il rapporto tra religione e politica e la conseguenza del male nella condizione umana.
Ne Le origini del totalitarismo spiega come i regimi totalitari basino la loro politica sull’idea di conquistare il mondo; come la storia ci insegna, ogni ideologia assoluta ha sempre cercato di imporre regole e leggi sradicando con violenza usi e costumi di altri popoli.
La Arendt spiega: “I regimi totalitari basano realmente la loro
politica estera sul presupposto dell’effettivo conseguimento del fine
ultimo di conquista del mondo, e non lo perdono mai di vista per quanto
remoto possa apparire […] essi non considerano quindi alcun paese come
perpetuamente straniero, ma, anzi, ogni paese come un loro potenziale
territorio”. Di conseguenza le ideologie totalitarie non tengono mai conto della storia e delle tradizioni di un popolo.
Si procede all’annientamento della loro cultura e all’instaurazione
della politica del terrore per mezzo dei campi di concentramento nei
quali gli individui sono ridotti a entità superflue. Per la Arendt
esistono profonde analogie tra nazismo e stalinismo perché in entrambi i
sistemi, vengono negati i più elementari diritti civili.
martedì 7 giugno 2016
L'eredità di Karl Marx
Karl Marx, nato a Treviri (Germania) nel 1818 e morto a Londra nel 1883 – dove trova posto il suo mausoleo, nella zona orientale del cimitero di Highgate –,
è stato tra i più influenti filosofi sul piano politico, sociale ed
economico nella storia del Novecento. Le sue teorie, insieme a F. Engels,
sono state decisive sulla nascita delle ideologie socialiste e
comuniste. Dalla rivoluzione russa del 1917 in poi, molti Paesi hanno
tentato di applicare le teorie sociali ed economiche di Marx ed Engels
tra cui l’Unione Sovietica, Cina, Mongolia, Vietnam del Nord, Yemen del
sud, Corea del Nord e tanti altri. Basti pensare che nei primi anni ottanta, quasi un terzo della popolazione mondiale era governato da regimi comunisti.
Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, il crollo dell’Unione
Sovietica e la protesta di piazza Tienanmen in Cina, con la conseguente
apertura al libero mercato, le idee del pensatore di Treviri sembravano
ormai accantonate, soppiantate da una politica liberista voluta da
Margaret Thatcher e Ronald Reagan.
Bisogna fare una premessa: Marx ed Engels erano due teorici e organizzatori della “I Internazionale”,
un’associazione pacifica che aveva il compito di coordinare l’attività
dei vari movimenti socialcomunisti in Europa e anche in America. Altra
cosa è stata l’applicazione delle idee marxiste da parte di Lenin,
Stalin, Mao e così via, in partiti monolitici e dittatoriali nella
politica nazionale ed internazionale. La rivoluzione proletaria
auspicata da Marx non c’è stata, resta il fatto che aveva colto molto
bene i pericoli del sistema capitalistico. In questi ultimi anni il suo
pensiero è stato rivalutato. Molti pensatori ed economisti hanno
evidenziato che su molti punti non aveva tutti i torti. Anche il famoso
settimanale americano “Time” qualche anno fa ha dedicato un’analisi
molto ampia del pensiero economico di Marx sottolineando che le critiche
del filosofo tedesco al capitalismo erano giuste.
lunedì 16 maggio 2016
La libertà di stampa è la nostra libertà
Sono passati settant’anni da quel 18
giugno del 1946, quando venne ripristinata la libertà di stampa nella
Repubblica italiana, in seguito alla caduta del regime fascista avvenuto
il 25 luglio 1943. Ma oggi, possiamo dire che l’informazione in Italia è libera?
Report senza frontiere (RSF), come ogni anno, ha stilato una classifica sulla libertà di stampa in 180 Paesi e l’Italia è scesa ulteriormente, perdendo quattro posizioni, dal 73° posto del 2015 al 77° posto del 2016. Il dato è allarmante tenendo conto che nel mondo ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana, mentre in Europa siamo fanalini di coda insieme a Cipro, Grecia e Bulgaria. Ma al di là della metodologia e dei criteri qualitativi e quantitativi che RSF utilizza per stilare la classifica, cerchiamo di capire quali sono i fattori che determinano la scarsa libertà di stampa in Italia. Le ragioni possono essere diverse: la corruzione politica, la criminalità organizzata, il finanziamento pubblico all’editoria e la presenza incisiva del Vaticano.
Report senza frontiere (RSF), come ogni anno, ha stilato una classifica sulla libertà di stampa in 180 Paesi e l’Italia è scesa ulteriormente, perdendo quattro posizioni, dal 73° posto del 2015 al 77° posto del 2016. Il dato è allarmante tenendo conto che nel mondo ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana, mentre in Europa siamo fanalini di coda insieme a Cipro, Grecia e Bulgaria. Ma al di là della metodologia e dei criteri qualitativi e quantitativi che RSF utilizza per stilare la classifica, cerchiamo di capire quali sono i fattori che determinano la scarsa libertà di stampa in Italia. Le ragioni possono essere diverse: la corruzione politica, la criminalità organizzata, il finanziamento pubblico all’editoria e la presenza incisiva del Vaticano.
mercoledì 4 maggio 2016
Un "mare" di bugie
Padova – Al referendum del 17 aprile
erano stati chiamati alle urne circa 51 milioni di italiani. Bisognava
decidere se abrogare o meno una norma che permette alle compagnie
petrolifere di estendere le concessioni per estrarre idrocarburi da
piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa fino
all’esaurimento del giacimento. Il referendum è fallito perché non ha
superato il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto.
L’affluenza infatti è stata del 31,2 per cento, con una maggioranza del
“SI” dell’85,8 per cento. Per la prima volta un referendum non
era stato richiesto attraverso una raccolta di firme da parte dei
cittadini ma, aspetto importante, voluto dalle Regioni
(Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Liguria, Molise, Puglia,
Sardegna e Veneto) col sostegno di alcune associazioni ambientaliste e
movimenti locali. Ma facciamo un passo indietro.
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